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Le frodi alimentari

Per quanto innaturale, sconsigliata e senza alcun tipo di beneficio previsto per la salute dell’uomo, l’aggiunta di additi alimentari è ad oggi considerata legale; gli additivi alimentari vengono riconosciuti come sostanze, normalmente non consumate come alimento in quanto tale e non utilizzate come ingrediente tipico degli alimenti, aggiunte intenzionalmente ai prodotti alimentari per un fine tecnologico nelle fasi di produzione, trasformazione, preparazione, trattamento, imballaggio, trasporto ed immagazzinamento.

Sempre a livello “legale”, viene addirittura riconosciuto un DGA, o dose giornaliera ammessa, ossia la quantità massima di additivo che un certo alimento può contenere prima che diventi rilevante dal punto di vista tossicologico. Assurdo, poiché questo ammette che, comunque, sebbene in dosi minime, ingeriamo qualcosa di tossico che si nasconde negli ingredienti con nomi spesso astrusi e sigle inconcepibili generalmente costituite dalla lettera "E" seguita da un numero.

Molti di questi additivi sono concessi in quanto considerati naturali e non tossici per l’uomo a lunga scadenza! Peccato che molte sperimentazioni relative alla tossicità sono state effettuate su animali da laboratorio (che detto così suona già proprio male). E giù con acidificanti, addensanti, antiossidanti, coloranti, conservanti, correttori, edulcoranti, emulsionanti, esaltatori, enzimi, gelificanti, stabilizzanti, agenti lievitanti, gas, rivestimenti…. E così, mentre le industrie alimentari sorridono di fronte alla nostra beata “ignoranza”, la mancata informazione condiziona le nostre scelte, giocando sulle nostre emozioni e la nostra indomabile capacità di puntare sempre agli aspetti appetitosi e invitanti dei cibi, senza interessarsi della loro salubrità.

Ecco che, dalla minima concessione, il passo verso la frode diventa per le industrie qualcosa di economicamente logico: e gli interessi economici bypassano quelli legali e soprattutto quelli salutari. Salta il rispetto per l’uomo, salta il rispetto per la natura, a danno di tutti, eccetto che per le tasche imprenditoriali.

Ma cosa si intende per frode?? Le frodi alimentari sono modifiche apportate intenzionalmente sui prodotti alimentari per ricavarne, neanche a dirlo, illeciti guadagni. Si distinguono:

  • Adulterazioni. Si tratta di peggioramenti della merce provocati dall'uomo. Le adulterazioni propriamente dette sono dovute alla sostituzione di una parte del prodotto con un altro scadente o diverso o di basso costo. Per esempio si mette orzo torrefatto nel caffè macinato, si aggiunge acqua al vino, o al latte. In questi giorni è agli occhi di tutti l’adulterazione effettuata da un famoso marchio di prodotti alimentari sulle paste ripiene, di cui ne parleremo nel prossimo articolo. 
  • Sofisticazioni. Esempi tipici di sofisticazione sono l'aggiunta di coloranti gialli alla pasta per farla sembrare all'uovo, di clorofilla alle confezioni di piselli (per ravvivare il colore verde), o di nitriti alle carni per farle sembrare più rosse, ecc. Come dicevamo, è consentito migliorare l'aspetto di un prodotto, ma occorre rispettare le norme di legge che prevedono il tipo e la quantità di additivi che è possibile aggiungere ad ogni merce, altrimenti si ricade appunto nella sofisticazione.
  • Falsificazioni. Sono le frodi più gravi perché consistono nella sostituzione di un prodotto con un altro, per esempio margarina al posto del burro.
  • Contraffazioni. Si hanno quando nomi e marchi di prodotti tipici o il marchio di una ditta vengono usati indebitamente. Formaggio parmigiano, mozzarella di bufala della Piana del Sele, o del casertano, contraffazioni di marchi di vino, ecc.
  • Frode commerciale. Si tratta del caso in cui nell’esercizio di una attività commerciale avviene la “consegna all’acquirente di una cosa per un’altra, o diversa da quella dichiarata o pattuita per origine, provenienza, qualità o quantità”. Non vi è alterazione delle qualità dell’alimento tali da renderlo nocivo, ma un illecito profitto a danno del consumatore. Per configurare una frode in commercio è sufficiente anche una piccola differenza, circa l’origine del prodotto o la provenienza, o sul sistema di preparazione, o sulla quantità. Per questo è opportuno, laddove esplicitata, come di norma dovrebbe essere, controllare la filiera.

Il consiglio è quello di tenere sempre gli occhi ben aperti, perché a volte non è solo una questione di salute, ma anche una questione di principio. Insomma, a chi piace esser preso, spudoratamente o in maniera subdola, in giro? Per chi ne ha la possibilità, si serva sempre dal negoziante di fiducia, acquistando magari alimenti prodotti da aziende del proprio territorio, magari direttamente dall’azienda produttrice stessa, dove potrete andare ad osservare le fasi di lavorazione.

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