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Cibo per i piccoli e salute per la famiglia

Forse in molti pensano che le abitudini alimentari della famiglia condizionino l’educazione nutrizionale del bambino e futuro adulto: questo è certamente fondato, ma non del tutto vero! Cerchiamo di chiarire.

Anzitutto è vero che il ruolo educativo e l’esempio personale offerto dai genitori sono di importanza critica nella promozione di un corretto stile di vita del bambino. I genitori veicolano giornalmente al bambino modelli negativi o positivi, ed il bambino assorbe quello che fa l’adulto, imparando con difficoltà quel che al contrario i genitori non fanno. Modelli di vita acquisiti in tenera età tendono a persistere, ma i bambini di oggi, aimè, non subiscono l’esclusiva influenza da parte delle famiglie, ma sono bombardati da una miriade di notizie più o meno errate che vengono dalla tv, dai computer, a volte anche dalla scuola e dai Comuni. Eppure oggi come oggi scuola e Comuni sono di importanza strategica, fondamentale per la salute non solo del bambino, ma, attraverso il bambino, della salute per l’intera famiglia.

In un mondo rapidamente cambiato a livello sociale, e dove più che la politica è l’economia a dettar legge, il comportamento alimentare del nucleo familiare ha cambiato ritmi e costumi. La gente è sempre più spinta ad assolvere il proprio lavoro quotidiano con ritmi frenetici, scegliendo pasti rapidi e facili da acquisire, indipendentemente da quanto grassi o salati essi siano. Mentre il controllo sui farmaci è molto rigido, tutto ciò che riguarda il cibo, additivi ed aromi improbabili compresi, lascia molto a desiderare.

In passato, forse, l’educazione poteva quindi dipendere esclusivamente dalla famiglia e dalle scelte dei protagonisti principali: i genitori. Oggi potremmo dire che l’educazione (o diseducazione) arriva nelle famiglie tramite il bambino. Non a caso gli esperti dei consumi, cioè coloro che prima di lanciare un prodotto hanno condotto indagini per individuare una più redditizia collocazione dello stesso, conoscono bene il mondo dei bambini, il grado di recettività dei loro messaggi e l’influenza che esercitano sulla spesa della famiglia: e ad essi puntano per promuovere il “cattivo” facendolo passare per “eccellente”.

I bambini sono sempre in prima fila: le immagini di bevande gasate ed enormi barattoli di popcorn e patatine, delle merendine e snack di ogni genere, sono state per anni sotto gli occhi di tutti e, per la legge di mercato e quella del “trascinamento”, le cattive abitudini si propagano. Gli stessi bambini sono spesso protagonisti dei comunicati commerciali, incidendo sulla salute, sull’emotività e sulle abitudini alimentari in ogni fascia d’età. E sono i bambini che, indirettamente, ci spingono a frequentare i fast-food; o meglio, non sono certo i bambini ad accompagnare gli adulti, ma i genitori che accompagnano i bambini a scegliere i fast menù col giocattolo in regalo, così che il giocattolino fa da esca per l’intera famiglia, dal genitore che vuole accontentare il figlio, al figlio che è contento del regalo (attratto anche dal gusto di cibi spazzatura)! Tutti felici, eccetto il nostro corpo.

Come già accennato, infine, se le pubblicità negative puntano ai bambini, allo stesso modo i percorsi e progetti educativi cominciano dai più piccoli, sin dalle scuole materne. In quella scuola dove i dirigenti e gli insegnati si dimostrano sensibili al problema “alimentazione e salute”, i progetti di educazione alla sana nutrizione hanno un riscontro importante nel cambiamento, in positivo, delle abitudini alimentari del bambino e della famiglia. Diverse azioni, nella scuola, possono contribuire all’obiettivo educativo.

  • Incrementare le ore di attività fisica programmata (es. all’interno di opportuni programmi scolastici ministeriali o utilizzando e potenziando gli spazi per promuovere l’attività in orario extrascolastico.
  • Collaborare con l’Amministrazione pubblica in programmi di salute che prevedono la realizzazione di percorsi protetti “a piedi” o “ciclabili” per raggiunger la scuola.
  • Collaborare a livello informativo con figure professionali adeguate e con i genitori.
  • Integrare l’educazione con il servizio mensa scolastico.
  • Promuovere il consumo di cibi salutari attraverso concessioni “mirate” ai bar scolastici o all’installazione di distributori automatici adeguati.

Dal canto loro i genitori hanno un bel da fare: in primis iniziare a guardare al cibo non unicamente come quel mezzo costituito da piatti scaldati e già pronti per colmare il senso di sazietà attraverso un rapido ingurgitare.

L'educazione dei bambini è la salute per i grandi

Il nutrimento non è un impiccio giornaliero da assolvere frettolosamente, ma attraverso la sua preparazione e il suo consumo deve tornare ad essere in momento conviviale e aggregativo per eccellenza, formativo per tutta la famiglia. Bisogna curare il momento del pasto, apparecchiando la tavola e sedendosi insieme, tenendo spenta la tv, mangiando lentamente, condividendo le esperienze della giornata sotto forma di racconto, lasciando ogni tensione “adulta” fuori dal contesto “tavola”. Per ultimo, buona cosa è far partecipare il bambino alla spesa, ma deve essere una spesa intelligente, in cui non è il bambino a scegliere (attratto dai colori o da quei marchi visti in tv, ma il genitore a guidare il figlio verso sapori più naturali e genuini.

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