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...il mio lavoro...

Il lavoro del dietista è abbastanza articolato e assume caratteristiche differenti a seconda che si svolga nel pubblico (aziende ospedaliere, ASL, ristorazione) o nel privato (consulenze nutrizionali e corsi di educazione all’alimentazione). Attualmente il mio lavoro si svolge soprattutto nel privato, come dietista e counselor nutrizionista. Le attività svolte comprendono:

  1. consulenze nutrizionali: dinamiche di gruppo e colloqui individuali nell’ambito del rapporto uomo/cibo, nelle diverse fasce d’età e nei diversi contesti socio-culturali.
  2. Analisi di impedenza bioelettrica (BIA) ed orientamento al giusto approccio con il proprio corpo. 
  3. Studio, progettazione e realizzazione di corsi di educazione all’alimentazione pratico/teorici per bambini e adulti. 
  4. Attività di ricerca nell’ambito del rapporto cibo/cultura: dal lattante all’adulto, storie di cucina etnica e nuove ricette all’interno delle tradizioni territoriali.


Per chi volesse saperne di più...

Consulenze nutrizionali: dinamiche di gruppo e colloqui individuali nell’ambito del rapporto uomo/cibo, nelle diverse fasce d’età e nei diversi contesti socio-culturali. La consulenza nutrizionale con singolo cliente prevede specifiche analisi:

  • valutazione antropometrica attraverso la rilevazione di peso, altezza, vita e fianchi; BMI (indice di massa corporea); calcolo del metabolismo basale; bioimpedenza;
  • anamnesi alimentare, ovvero studio delle abitudini alimentari;
  • anamnesi clinica, ossia studio dell’eventuale presenza di patologie attestate da diagnosi medica, allergie o intolleranze, uso di farmaci, attività sportiva e lavorativa, stile di vita in generale (uso del fumo da tabacco, sedentarietà, etc..).

L’intera consulenza si svolge in un clima colloquiale, sotto forma di interscambio di pareri: il counselor nutrizionista ha il compito di comprendere le motivazioni reali che hanno indotto il cliente a rivolgersi al professionista e di conseguenza il livello di difficoltà che potrà egli incontrare nel mettere in pratica i consigli dietetici. Counselor e cliente effettueranno un percorso graduale di consapevolezza che faciliterà il primo ad a sviluppare l’intervento più adatto alla persona, e quest’ultima a collaborare per raggiungere l‘obiettivo comune: un benessere non solo fisico ma anche psichico. In poche parole, l’elaborazione del piano dietetico andrà incontro non solo alle esigenze fisiologiche della persona, ma anche alle sue abitudini: l’alimentazione sana è infatti uno stile di vita che ingloba ma è anche compresa in tutte le attività quotidiane: lavoro, famiglia, impegni di ogni genere non possono prescindere da una buona nutrizione e viceversa!!


Analisi di impedenza bioelettrica (BIA) ed orientamento al giusto approccio con il proprio corpo.

Spesso confondiamo la diminuzione della massa grassa con la perdita di chili (o “dimagrimento” o diminuzione del peso corporeo). Ebbene, perdere peso non vuol dire soltanto osservare la bilancia che segnala kilogrammi in meno. Purtroppo (e questo va spiegato soprattutto agli amanti delle “diete fai da te” o delle diete “ 7kg in 7giorni”) la perdita di peso deve essere una perdita ponderale, ossia una diminuzione che segue una logica dettata dalla struttura corporea di ogni singola persona.

È noto il corpo umano è costituito da differenti tessuti, tra cui muscoli, organi “parenchimatosi” quali fegato, cuore ed altri, acqua, osso e diversi tipi di tessuto adiposo. La riduzione di questi tessuti che spesso viene confusa con il dimagrimento porta a conseguenze diverse, descritte nello schema che segue:

 

La bioimpedenza permette di valutare la quantità dei diversi tessuti e soprattutto permette di calcolare la massa magra del nostro organismo. Con questa informazione si può di stimare il consumo di calorie, o di energia, del nostro corpo in condizioni di riposo. A questo dato bisogna aggiungere il consumo indotto da qualunque attività fisica che facciamo. L’analisi viene effettuata grazie ad un apposito macchinario, ossia l’analizzatore BIA (diffidate delle bilance che calcolano la composizione corporea o macchinari non adibiti esclusivamente a questa tipologia di analisi, salvo acquistati da aziende specializzate nel settore), che consente di valutare la gravità di alcune situazioni come la disidratazione (mancanza di liquidi) o gli edemi (eccesso di liquidi), il grado di deperimento organico da malattie croniche, la prognosi di malattie acute, gli effetti di alcuni farmaci e via dicendo. Inoltre, nell’ambito di un percorso dietoterapico (che preferisco definire come ”approccio ad un più equilibrato stile di vita alimentare”), consente di differenziare nel corso di un dimagrimento da restrizione calorica la perdita di massa magra da quella di massa grassa.

Grazie all’analisi di bioimpedenza sarà possibile, tramite semplici grafici, rendere consapevole il cliente della propria situazione corporea reale, qualitativa (qualità della massa cellulare che compone la massa magra e dei liquidi) e quantitativa (quantità di massa grassa, dei liquidi intra ed extra cellulari, e muscolo), e indirizzarlo ai giusti consigli dietetici. La possibilità di rendere partecipe la persona nella valutazione del: 

  • grasso che c’è nel corpo prima e dopo aver iniziato a cambiare stile alimentare (il grasso in eccesso corrisponde al vero peso da perdere);
  • metabolismo basale, ossia della capacità corporea di bruciare calorie;
  • l’ entità di eventuali stati di ritenzione idrica e del quantitativo di acqua in assoluto prima e dopo la dieta;
  • permette di dimostrare e verificare se la dieta sta realmente facendo perdere tessuto adiposo, e non altri tessuti più importanti, e quindi se la persona sta “realmente dimagrendo in maniera sana”.

Bisogna conoscere il proprio corpo e le sue reazioni per poterlo trattare nel migliore dei modi. Compito del dietista è motivare il cliente attraverso una reale consapevolezza dei passi fatti man mano che il corpo viene educato al corretto stile di vita alimentare. 


Studio, progettazione e realizzazione di corsi di educazione all’alimentazione pratico/teorici per bambini e adulti.

La salute è il bene più prezioso per ciascuno di noi: impedire che venga danneggiata è un nostro diritto e dovere sin dall’infanzia. L’alimentazione è riconosciuta sempre più come un alleato indispensabile della salute: da qui l’invito rivolto a famiglie, figure professionali ed enti pubblici a ritenersi insieme i principali responsabili dello sviluppo di corrette abitudini alimentari per tutti. Dell’argomento si parla molto, ma si sa poco. Le informazioni che ci vengono da TV e giornali sono spesso inadeguate, ed ogni tradizionale metodo di propaganda educativa, benché essenziale, non è più sufficiente in una società multiculturale e multiforme nelle sue capacità comunicative.

Per le famiglie conoscere i temi dell’alimentazione acquista un significato particolare perché vuol dire: futuro, salute ed educazione delle generazioni che verranno.

  • Futuro: un’equilibrata alimentazione di oggi influisce sulla salute e le abitudini alimentari di domani.
  • Salute: mentre la predisposizione genetica (come avere gli occhi verdi o la familiarità per l’ipertensione) è indipendente dalla nostra volontà, mantenere un peso adeguato e fare attività fisica quotidiana, dipendono da noi, e possono “influire” sul nostro stato di salute. Noi siamo, e soprattutto i più giovani saranno, quello che mangiamo. Cosi, insieme, impariamo che tutti i giorni possiamo “mangiare un po’ di salute”.
  • Educazione: “L’educazione alimentare ha come finalità ultima il generale miglioramento dello stato di benessere degli individui, l’eliminazione di comportamenti alimentari non soddisfacenti, l’utilizzazione di manipolazioni più igieniche degli alimenti ed un efficiente utilizzo delle risorse alimentari. Considerando che un’alimentazione sana non deve solo rispettare le necessità quantitative e qualitative, ma deve armonizzarsi con la sfera psicologica e di ralezione dell’individuo, la finalità dell’educazione alimentare si persegue con il raggiungimento di obiettivi significativi per la salute ed il benessere della popolazione scolastica, già nel breve e medio periodo” (“Linee Guida per l’educazione alimentare nella scuola italiana”, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Ministro Maristella Gelmini, Roma 22 Settembre 2011). 


Attività di ricerca nell’ambito del rapporto cibo/cultura: dal lattante all’adulto, storie di cucina etnica e nuove ricette all’interno delle tradizioni territoriali.

La nostra cultura è contornata da una miriade di culture ospiti nel nostro paese; non è difficile pensare che i nostri figli si trovino di fronte a bambini che parlano di cous-cous, che sanno usare tanto le posate quanto le bacchette, che vivono una dimensione del cibo molto legata alla religione. Ecco quindi che non può bastare la semplice educazione se non sia affiancata da un percorso di screening attuabile nell’immediato, e di ricerca volta a scoprire non più ciò che è “bene mangiare per la salute”, ma ciò che è bene sapere di nuovo per meglio promuovere linee guida facilmente fruibili tanto dal cattolico che dal musulmano o di altra religione, o se vogliamo, tanto dal bambino occidentale, quanto dal bambino di origine asiatica o africana o di altra provenienza. Questo è possibile farlo solo se si considera il linguaggio del cibo come un linguaggio verbale universalmente riconoscibile, se parliamo cioè di “GRAMMATICA DELL’ALIMENTAZIONE”. Infatti, come ci spiega Massimo Montanari ne “Il Cibo come cultura”, in tutte le società il modo di mangiare è regolato da convenzioni analoghe a quelle che danno senso e stabilità ai linguaggi verbali, convenzioni che definiamo appunto grammatica. In tal senso l’atto del nutrirsi non equivale ad una somma di cibi, assemblati in modo più o meno casuale, bensì è una struttura all’interno della quale ogni elemento definisce il suo significato.

  • Il lessico: una sorta di morfemi su cui si costruiranno le parole e tutto il dizionario, e che in alimentazione consistono evidentemente nel repertorio di prodotti disponibili. È il lessico che si modifica in rapporto alla situazione ambientale, economica, sociale e culturale, poiché un prodotto può essere assicurato dalle risorse del territorio ma anche dai rapporti commerciali, può essere accessibile ad alcuni ed inaccessibile ad altri, può essere accolto o rifiutato a seconda dei gusti, delle opzioni culturali e della religione. Ma le differenze non escludono un linguaggio comune, anzi lo presuppongono. 
  • La morfologia: sono i modi con cui i prodotti vengono elaborati ed adattati alle varie esigenze di consumo, attraverso le pratiche di cucina: gesti specifici, procedure concrete trasformano le unità di base in piatti e vivande, danno cioè vita a diverse ricette.
  • La sintassi: è letteralmente la struttura della frase che dà senso al lessico; nel caso dell’alimentazione rappresenta il pasto, ossia il criterio di successione con cui i piatti vengono distribuiti, gli accostamenti. In funzione dei soggetti principali si definiscono, nella struttura sintattica del pasto, i complementi che eventualmente precedono, accompagnano e seguono (antipasti, intermezzi, contorni, ecc); i condimenti hanno una funzione che potremmo definire avverbiale.
  • La retorica: il cibo acquista piena capacità espressiva a seconda di come viene allestito, servito e consumato.

Come la lingua parlata, il sistema alimentare contiene e trasporta la cultura di chi la pratica, è depositario delle tradizioni e dell’identità del gruppo. Costituisce pertanto uno straordinario veicolo di auto-rappresentazione e di scambio culturale, è uno strumento di identità che va messo in evidenza, poiché le culture alimentari sono tanto più ricche, interessanti e salutari quanto più gli incontri e gli scambi sono vivaci e frequenti.

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