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EDUCAZIONE ALL'ALIMENTAZIONE

L’educazione terapeutica, in generale, viene oggi considerata una sorta di moda, e per tali ragioni è stata banalizzata e ridotta ad una sorta di terra di mezzo, dai confini incerti, in cui le persone con problemi di salute cercano risposte con risultati a breve termine, anche se non sempre scientificamente provate. Parlare di educazione terapeutica evoca una certa ambiguità, c’è la possibilità che si creino incomprensioni o addirittura fraintendimenti, che mettono in discussione gli aspetti principali del processo terapeutico stesso: chi è l’esperto dell’educazione terapeutica? Qual è il suo profilo professionale? Quali competenze deve avere? Come si può misurare l’efficacia dei suoi interventi? Di cosa in definitiva deve occuparsi? Quali sono le caratteristiche specifiche del setting in cui ci si muove? E altre domande ancora.

Un buon dietoterapista deve essere per definizione un buon educatore, o rischia di restare solo un tecnico della malattia e della dieta, non un esperto alla ricerca dei risultati che solo una dieta efficace può assicurare. Del resto, per chi si affida ad un esperto, già non è facile mettere in atto scelte alimentari sulla base di semplici prescrizioni caloriche o relative al fabbisogno energetico e di micronutrienti e macronutrienti. Sono necessari suggerimenti di carattere più pratico per indirizzare correttamente una persona, traducendo le indicazioni numeriche dei fabbisogni nutrizionali in quantità più o meno standardizzate di alimenti, cioè di porzioni e numero di porzioni da assumere giornalmente o nell’arco della settimana.

Educazione all'alimentazione

In questi termini “l’educazione dietoterapeutica” è intesa come attività finalizzata ad aiutare il paziente e la sua famiglia a capire la natura di un trattamento dietetico, a collaborare attivamente alla realizzazione di tutto il percorso terapeutico e a prendersi cura del proprio stato di salute per mantenere e migliorare la propria qualità di vita (OMS, 1998).

Tuttavia non può esserci un modello unico di educazione dietoterapeutica, perché la varietà degli interventi, dovuta non solo ai possibili quadri patologici, ma anche e soprattutto alle abitudini alimentari del soggetto o di un gruppo di soggetti, rimanda ogni volta a un diverso modello e richiede, a chi se ne occupa, medico o dietista (meglio se collaboranti), la forte consapevolezza della complessità con cui si esprime ogni specifico bisogno di aiuto. Per tale ragione l’educazione all'alimentazione deve far riferimento ad un sapere più complesso, fortemente interdisciplinare, che si riconosce in una serie di competenze sia cliniche che psico-pedagogiche, e che offre al dietista la possibilità di rappresentare, nel ramo della dietoterapia, una figura con nuove responsabilità e per questo più completa (vedi anche Counselling Nutrizionale).

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