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La rivoluzione dell’amore nel messaggio di Patch Adams

A cura di Raffaella Scorrano

Quando il concetto di azione pone l’accento sulla responsabilità del fare, l’uomo diventa fautore di gesti e parole necessariamente produttrici di valori essenziali, che rendono l’individuo protagonista e detentore della propria crescita. Oggigiorno l’attenzione alla persona si fa sempre più fondamentale, in quanto l’individuo non può essere ridotto a strumento della tecnica, ma deve emergere come soggetto necessitante di cure ed attenzione allo scopo di renderlo consapevole di se stesso. Se lo studio delle varie discipline esula dalla concezione della persona intesa come protagonista della propria crescita, automaticamente esso perde efficacia e resta sterile approfondimento di teorie più o meno valide. Ciascuna disciplina così come ogni forma di interazione personale, affinché risulti efficace, deve considerare la persona, che, in quanto tale, si rivela essere un crogiuolo di emozioni, sensazioni, pensieri, azioni e comportamenti alquanto eterogenei e complessi e pertanto l’interazione necessita della giusta attenzione non soltanto al soggetto singolarmente preso, ma anche al soggetto inserito nel proprio contesto familiare e socio-culturale.

Quando si dice che l’epoca moderna ha generato sempre più depressione, se non si tiene conto del motivo reale di tale malessere, ci si convince che il lavoro ed i ritmi ossessionati della fretta del nostro tempo siano i soli fattori determinanti della malattia. In realtà, alla base di tutto ciò vi è tanta solitudine, per certi versi caratterizzata soltanto dal timore di restare potenzialmente soli, in altri casi da una vera e propria condizione di abbandono in cui tante volte ci si ritrova volenti o nolenti. Se poi si considera anche che il progresso scientifico ha fatto sì che le grandi industrie di farmaci detengano il successo economico di tanti medicinali antidepressivi, allora si comprende bene che probabilmente l’aspetto reale alla base della depressione dilagante non è tanto la effettiva esistenza della malattia quanto piuttosto i concreti interessi economici delle industrie farmaceutiche e di tanti presunti medici che non esitano a rilasciare ricette di ogni genere.

Alla luce di ciò, sorge la domanda su cosa sia dunque essenziale per l’uomo. La risposta consiste nel concetto di “cura della persona”: occorre rivalutare la saggia e benevola azione del curare la persona. Laddove il prendersi cura significa rivolgere la giusta attenzione alla persona cara, ma anche al paziente o all’amico o a chiunque, perché chiunque è persona e ciascuno ha bisogno della giusta dose di riflessione che aiuta a crescere bene e a stare bene. Il processo, però, comincia da se stessi, ossia dalla cura di sé e dalla ferma volontà di volersi bene, perché ognuno di noi determina il proprio essere e se non si fa attenzione a difendere il diritto di determinare il proprio essere, qualcun altro lo farà per noi e si crescerà con scarsa autostima e depressione latente. La persona deve essere presente nell’attimo, perché soltanto cogliendo l’importanza di essere nel mondo, così come si ha vivamente il desiderio di starci, produce nel soggetto un atteggiamento emotivo di grande profondità ed importanza diventando comportamento benevolo e sorridente ma anche propositivo ed allegro, vivace e desideroso di agire, capace di reggere qualsiasi difficoltà e degno di affrontare i turbamenti derivanti dalle contraddizioni della vita. Occorre modificare quelle abitudini che lasciano il soggetto abbandonato ad un ripetersi quasi ossessivo di comportamenti sterili sia per sé che per gli altri, tanto da insinuare la certezza che così come si è fatto finora sia corretto ripetere ad interim. Il dubbio, scaturentesi dall'osservazione del fare sterile ed inappagante, mette in rilievo la necessità di cambiare stile di vita, di fidarsi maggiormente di essa e di credere nei valori della buona salute, della sana alimentazione, della efficacia del sorriso, dei benefici della lettura, della bontà delle relazioni umane e della voglia di migliorare.

Il proprio karma ha bisogno di nutrirsi di spiritualità, di valori morali, di benessere psico-fisico, di fiducia, di ottimismo e soprattutto di amore. L’amore è quel sentimento così straordinariamente forte da riuscire a muovere il mondo senza pregiudizi di alcun genere; esso è talmente utile a se stessi da diventare la leva morale che scompone l’ordine rituale delle cose umane ed infonde la forza necessaria per andare oltre la preponderante visione abitudinaria del fare e consente a tutti di agire nell’ordine della doverosa responsabilità del prendersi cura. L’amore consente di mettere in pratica la cosiddetta rivoluzione non-violenta, ossia quel sano comportamento di apertura gioiosa alla vita che stana la minaccia sempre incombente del malessere relazionale. La non-violenza, di gandhiana memoria, è una fondamentale scelta di vita che parte dal principio del rispetto della natura in generale, intesa dunque sia come rispetto dell’uomo ma anche come rispetto degli esseri viventi e della Terra. Essa deriva la sua forza da una notevole spiritualità che prescinde dalle vocazioni religiose particolari ed elegge il valore del rispetto ad unico emblema di una vita degna di essere vissuta. Da ciò ne consegue un attento impegno che non ha tempo per consentire ai malesseri più disparati di sopraffare la voglia di agire dell’individuo. Non bisogna cedere all’indolenza del cuore né a quella del pensiero: la persona è in grado di formare se stessa nel modo in cui ha intenzione di crescere senza giustificazione alcuna. Se ciascuno si impegna a determinare con forza il proprio obiettivo, non esiste argine capace di evitare l’esondazione della prorompente energia umana. Perché quindi non utilizzare questa forza allo scopo di intrattenere rapporti umani di spessore al solo scopo di determinare il sollievo emotivo del soggetto? La relazione di cura avviene già per mano materna e così si deve intendere per la cura degli individui in generale. Essa è concepita come un dono ed il dono è tale perché concede la gioia di godere della sublime bellezza dell’amore. È per l’appunto il karma che restituisce a se stesso il calore della crescita consapevole.

Tutte queste sagge considerazioni risultano senz'altro dall'approfondimento di varie discipline ma soprattutto dal buon senso di chi si applica amorevolmente nella relazione di cura. Tutto ciò è anche straordinaria scelta di vita di persone al di fuori della regola, di persone oltre misura, di soggetti inclini per passione alla serenità dell’animo ed all’applicazione di basilari principi di condotta. Fra essi vi è un personaggio di elevato spessore, conosciuto in tutto il mondo, spesso contestato dall’ortodossia medica, ma oggi venerato per aver dimostrato l’efficacia del benessere concesso dalla sana relazione umana. Si tratta di un medico molto alternativo, di un uomo che si è immolato per la difesa di validi rapporti personali e che ha fatto della sua vita una missione di diffusione ed attuazione dell’unico vero principio alla base di tutto, l’amore.

Patch Adams A Lecce, Counselling Nutrizionale

Patch Adams è un uomo alto, possente, con i capelli lunghi e colorati, lo sguardo profondo e la voce calda, la parola fluente ed il ragionamento vivace senza mezzi termini, ma anche molto emotivo con una certa propensione alla commozione dinanzi a persone sofferenti. Il privilegio di ascoltarlo dal vivo è quello di interagire con un uomo particolarmente forte, sia per carattere che per tenacia; è un vero leader perché trasmette la sua filosofia di vita semplicemente stando zitto e con uno stile comunicativo che incuriosisce anche osservandone l’estrosità dell’abbigliamento. La sofferenza personale e le cure di una madre affettuosa gli hanno fatto capire l’importanza di stringersi agli altri, di godere del calore umano e di restituire riconoscenza col sorriso. La sua dinamicità di persona colta e formata sia come medico ma soprattutto come soggetto pensante, gli ha consentito di contestare oscure logiche accademiche e di mettere in rilievo l’importanza di una gestione alternativa anche della medicina, dimostrando come e quanto qualitativamente importanti siano i miglioramenti della salute psichica ed emotiva di soggetti particolarmente sofferenti in situazioni di accoglienza. Le testimonianze di tanta efficacia sono riportate in documenti filmati e scritti, ma soprattutto è evidente nella gratitudine di quei tanti malati che nella sua corpulenza hanno trovato la serenità del sorriso e della vita.

Egli è testimone di vita e di morte: di vita restituita alla sua dignità e di morte avvicinata con serenità. Patch Adams, conosciuto anche e soprattutto come fautore della clown terapy, sa bene quanto sia importante allietare la sofferenza con la leggerezza di un sorriso proveniente dal cuore. Bisogna approcciare le persone nel verso giusto, far fare loro ciò che è opportuno al fine di renderle serene senza obbligarle a contraddire la propria emotività; il tutto deve avvenire nel massimo rispetto dello stato emotivo del soggetto, e da ciò non potrà che derivare gioia e riconoscimento. Il suo metodo consiste nella conoscenza approfondita della persona, nel colloquio individuale non soggetto a regole metodologiche né a scansione del tempo, il tutto avviene nella massima rilassatezza in un periodo di tempo indefinito e parlando con la persona bisognosa di cura non col sofferente oggetto di studio. I suoi colloqui conoscitivi col paziente durano mediamente quattro ore e si approfondiscono con la conoscenza della famiglia e del contesto in cui vive la persona: nulla può esulare dal considerare appieno la persona se non vivendola nella sua sfera privata che consente di intuire e capire molte più cose di consuete analisi di routine. Il suo fascino risiede nell’essere completamente avulso da qualsiasi forma di studio precostituita, infatti, ciò che emerge dalle esperienze vissute, è l’assoluta specificità di ciascuna persona rispetto all’approccio, all’affrontare il proprio malessere ed alla volontà di reagire. In tutto ciò si evince quanto sia comunque fondamentale dare amore ed intraprendere la cosiddetta “rivoluzione dell’amore”: non devi toglierti la vita – dice Patch – devi invece fare la rivoluzione dell’amore. Come facciamo la rivoluzione? Dapprima è sufficiente un abbraccio. Pach Adams racconta dei suoi lunghi abbracci con i pazienti (il più lungo è durato ben dodici ore!) e di quanta energia si possa trasmettere con un abbraccio e di quanto benessere esso possa essere propulsore. L'esperienza di ascoltare dal vivo la voce e gli straordinari contenuti degli argomenti, trattati dall'eccentrico medico americano, desta stupore, ma consente nel contempo di riflettere proprio sull'opportunità di stare nel mondo e di poter rendere attivo il ruolo che ci viene infuso fin dalla nascita, ossia quello di cogliere la bellezza della cura, del prendersi cura di se stesso e degli altri. Ciò che colpisce è l'assoluta assenza di pregiudizi nei confronti altrui e la generosa capacità di mettersi a disposizione di chi soffre. Fondamentalmente Patch Adams suggerisce un metodo semplice e naturale: fare come fa la mamma con il proprio figlio: ella dona la propria cura sentendosi privilegiata di accudire il proprio figlio e si appaga dello stare bene del bambino. Prendersi cura di qualcuno, infatti, fa bene; la cura è la chiamata suprema di tutte le forme di spiritualità, perché prestare la propria cura nei confronti di qualcuno è un privilegio. Bisognerebbe insegnare almeno un’ora al giorno in tutte le scuole cos'è l’amore e come esso si mette in pratica, dice il nostro amico medico.

Patch Adams A Lecce, Counselling Nutrizionale

Al di là della biografia del personaggio, l’incontro con Patch Adams lascia un segno tangibile nel cuore di chi lo ascolta, riuscendo ad unire i modi di pensare di tutti i presenti, anche quelli più scettici. I principi da lui professati sono quelli basilari delle più notevoli filosofie di vita, da quella buddista a quella cristiana e perfino una sensata visione laica della vita, basata semplicemente sul valore del rispetto. Il volersi bene è un principio che va oltre le dinamiche sociali e politiche, è un valore fondamentale di ogni essere vivente, è ciò che rende etico qualsiasi comportamento votato alla comprensione dell’altro (ossia al cum-prehendere, il prendersi carico delle sofferenze altrui), affinché la volontà di vivere abbia il degno sostegno di dare senso alla vita e realizzare una catarsi interiore capace di liberare l’individuo da qualsiasi fardello di sofferenza.

  

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