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Recensione Libri (a cura di Raffaella Scorrano)

Autore: MARCIA GRAD POWERS

Titolo: "LA PRINCIPESSA CHE CREDEVA NELLE FAVOLE. COME LIBERARSI DAL PROPRIO PRINCIPE AZZURRO"

Edizione: PIEMME, MILANO, 2013

Recensione a cura di RAFFAELLA SCORRANO

Vi racconto una storia, che – sono certa – ciascuno di noi ha già vissuto, quasi fosse la protagonista del libro che oggi presento: La Principessa che credeva nelle favole. Come liberarsi dal proprio Principe azzurro di Marcia Grad Powers (Edizioni Piemme, Milano, 2013). La protagonista del libro è la giovane Victoria (alla quale potremmo anche dare un nome maschile), che rappresenta colei/colui, che, in un determinato momento della propria vita, ha affidato la propria realizzazione personale a qualcun altro anziché semplicemente a se stessa/o. Victoria è una ragazza piena di vita, ama recitare, cantare, scrivere e condivide un’intima amicizia con Vicky (il suo alter ego), che la rende felice e spensierata ed estremamente generosa, ma anche timorosa, rispettosa e a volte insicura, in quanto la “sua amica” rappresenta la passionalità e l’istinto delle emozioni vitali, quelle che restano invariate anche crescendo, quelle che nel proprio intimo rendono il cuore sempre tenero e che non è possibile soffocare, perché fanno parte della propria personalità. Victoria aspirava a diventare una brava principessa, seguendo le istruzioni estremamente rigide del codice reale, sulle quali non ha mai avuto modo di farne trapelare le contraddizioni, perché era suo dovere accettarle incondizionatamente, pena il disappunto dei genitori reali. Victoria ha studiato, si è istruita, ma ha lasciato chiusa in un armadio la povera Vicky, perché questa, crescendo, le ha sempre suggerito di essere spontanea e di ribellarsi ai dettami severi dei genitori, pertanto, per forza di cose, doveva essere tacitata per evitare contrasti nel regno. Victoria aveva un grande sogno: incontrare il principe azzurro, quell’uomo che avrebbe dato sfogo ai suoi desideri, colui che l’avrebbe appoggiata nel dar luogo alle sue aspirazioni e colui che avrebbe sempre e comunque accettato anche la povera Vicky, ossia la parte emotiva della giovane donna. Questo era il sogno della nostra protagonista, ma la favola non è questa. Il principe, dapprima molto affettuoso, premuroso ed ossequioso, si dimostra ben presto egoista, autoritario e desideroso soltanto di tenere a bada la moglie e di controllare la sua vita; estremamente nervoso e carico di tensione, cominciò ad ostacolare le aspirazioni lavorative della moglie e a denigrarla su qualsiasi cosa ella facesse. Ben presto il principe diventò il vero mostro contro cui combattere. Dato che la nostra protagonista era estremamente innamorata del marito, in un primo momento credette di essere lei la causa della trasformazione caratteriale del principe e fece di tutto per continuare a piacergli, ma nessuna sua premura fu utile a rinsavire il marito: non era assolutamente possibile, a suo avviso, che il suo adorato principe avesse subìto quella tremenda trasformazione, certamente conseguente ad uno strano artificio malefico. Tanti furono i tentativi, tutti vani, di Victoria di ripristinare l’originario idilliaco rapporto col marito. Da qui inizia il percorso introspettivo di Victoria: un percorso complesso e difficile, che la costringerà ad affrontare tante prove di forza, ma che la metterà dinanzi all'opportunità di modificare il proprio punto di vista, innanzitutto subendo quella che inizialmente lei ritiene essere la più grossa sconfitta della sua vita, successivamente rendendosi conto che quella situazione diventerà la sua più grande opportunità di rinascita, scoprendo finalmente se stessa, senza più costrizioni di nessun genere.

 


Autore: NUCCIO ORDINE

Titolo: "L'UTILITA’ DELL’INUTILE"

Edizione: BOMPIANI, MILANO, 2014

Recensione a cura di RAFFAELLA SCORRANO

Oggigiorno si è sempre più propensi a ritenere che i soli concetti utili siano quelli legati all'economia del profitto e si valuta che le altre forme di sapere siano inutili, in quanto non comportano guadagno. Si è soliti pensare da più parti che l’economia abbia preso le redini non soltanto della formazione e del lavoro ma anche della cultura in generale, al punto da far pensare che, se una qualsiasi altra forma di sapere esula da questa logica, debba essere considerata inutile. Nuccio Ordine, l’autore del libro in oggetto, dimostra quanto sia pretenziosa la visione di questo momento storico e di quanto sia lusinghiera di un modus vivendi che sta diventando pericoloso. Il pericolo deriva dalla perdita di vista dei valori fondamentali della cultura, della formazione e del sapere, in quanto questi sono i soli principi atti a garantire la profondità dell’animo e la solidità della conoscenza. Il vero sapere non denigra le forme di cultura legate all’arte, alla poesia, alla letteratura, alla filosofia ed a tutte le altre discipline che si rendano fondamentali per la sana crescita dell’individuo. Attraverso noti brani di importanti intellettuali, l’autore mette in rilievo anche il rischio che l’attuale cultura settoriale possa inaridire il ruolo della scuola e dell’università. La oramai quasi totale mancanza di cultura umanistica rischia di far perdere di vista i valori ed i principi fondamentali della dignitas hominis, mettendo a repentaglio anche l’amore e la verità. Chiarissimo è il filo conduttore del testo, peraltro ben presentato dall'autore fin dalle prime righe: “L’ossimoro evocato dal titolo L’utilità dell’inutile – afferma l’autore – merita un chiarimento. La paradossale utilità di cui parlo non è la stessa in nome della quale i saperi umanistici e, più in generale, tutti i saperi che non producono profitto vengono considerati inutili. In un’accezione molto più universale, ho voluto mettere al centro delle mie riflessioni l’idea di utilità di quei saperi il cui valore essenziale è completamente libero da qualsiasi finalità utilitaristica. […] All’interno di questo concetto considero utile tutto ciò che ci aiuta a diventare migliori”.

 


Autore: FABIO LASTRUCCI

Titolo: "PRECARIOPOLI"

Edizione: MILENA EDIZIONI, NAPOLI, 2014

Recensione a cura di RAFFAELLA SCORRANO

“Come trovare lavoro a Napoli mentre cerchi di svignartela senza pagare il conto”… e già, perché questo racconto narra proprio della storia di un giovane precario napoletano alle prese con la sistemazione. La famigerata sistemazione, che al sud vuol dire laurea, lavoro ma anche matrimonio. E l’aspetto curioso è che per la sistemazione oggigiorno si è disposti a tutto; per la sistemazione si è pronti anche a mentire ai propri amici e a farsi capaci delle improbabili competenze di avventori e ciarlatani. Questa storia descrive, con un tocco di paradossale ironia, la quotidianità di tanti giovani le cui speranze sono andate oramai svanite ed il cui futuro è estremamente oscuro. La narrazione nasconde la tragica verità di una realtà sociale disperata e dissacratoria. Il protagonista, è un ragazzo senza pretese, senza soldi, senza lavoro e senza ambizioni; si tratta di un ragazzo che arranca quotidianamente, che avrebbe tanta voglia di cambiare stile di vita, ma che inevitabilmente si imbatte nella precarietà di una quotidianità senza stimoli né prospettive. Tutto ciò fino a quando, inaspettatamente, legge una spettacolare inserzione sul giornale, che davvero lo farà ben sperare. Eccolo davanti al bando di concorso per un posto, un unico posto, come titolista di film porno. E qual migliore occasione? Il racconto si svolge tra altalenanti vicissitudini molto divertenti, durante le quali Mario cerca non soltanto di tenere segreto l’annuncio di lavoro, ma addirittura di prendere lezioni di stile e di cultura trash da un improbabile portinaio collezionista di film vietati ai minori. L’idea di possedere finalmente il cosiddetto posto fisso rende Mario intraprendente e finalmente capace di valutare con acutezza sia le strategie lavorative dell’amico sbandante sia i giudizi taglienti dell’altro amico Filosofo. Il protagonista si rende conto che la pretesa della famiglia di saperlo dottore in qualcosa, non collima con la sua ansia di guadagno immediato, unica ancora di salvezza anche per affascinare la giovane amica di cui è innamorato. Le avventure che vivrà fino al giorno del fatidico esame gli consentiranno di ravvisare in se stesso maggiore consapevolezza, che gli concederà tanta motivazione e particolare commozione quando finalmente il suo sogno si sarà avverato. Insomma, si tratta di una vera e propria rappresentazione della condizione giovanile oggi, raccontata in maniera ironica, senza cinismo e con quella giusta dose di speranza necessaria per andare avanti, perché in maniera dissacratoria, per l’appunto, è opportuno affermare che nonostante tutto… “Meglio titolista che titolato, no?”.

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