Counselling


Dietetica

Educazione all'alimentazione


Counselling Nutrizionale

Consulenza Online

Campagna contro la disinformazione

Imparare GIOCANDO

...esperienze...

Se doveste scegliere tra un neolaureato in nutrizione che non ha mai praticato o esperito le sue infinite conoscenze teoriche sul tema, ed un cuoco formatosi da solo sul campo preparando pasti per mense ospedaliere, scuole e case di riposo, da chi andreste per farvi consigliare un adeguato stile nutrizionale per la vostra quotidianità??

Se doveste affidare a qualcuno la vostra salute, chi preferireste: un "plurititolato" professionista che prima di buttarsi nella mischia non ha mai avuto contatti con pazienti (come dire, un infermiere che non ha mai tenuto in mano un ago) e non può comprendere l’interiorità della persona che affida a lui una parte della propria vita; oppure un caro amico che vi conosce perfettamente, vi comprende e vi consiglia di seguire questo o quel rimedio da lui stesso sperimentato con “discreto” successo??

Al vostro posto, io non mi affiderei a nessuno di loro.

Quando, dopo i primi sei mesi di università, fatti di lunghe lezioni, intensi studi e duri esami, iniziai a praticare per la prima volta il tirocinio, pensavo di possedere già sufficienti conoscenze per gestire i pasti dell’intero policlinico. Fu così che dovetti scontrarmi con una triste realtà: meglio sporcarsi le mani e lavorare sul campo che memorizzare tutti i meccanismi di funzionamento del corpo umano in un mese senza saper che farsene. Mi ritrovai così in una immensa cucina: da una parte pentoloni, forni, dispense, cuochi; dall’altra tre lunghi nastri su cui scorrevano i vassoi che avrebbero contenuto il pasto giornaliero di tutti i pazienti dell’ospedale. Lungo i tre nastri decine di donne e uomini, pronti a riempire le ciotole del primo, secondo e contorno previsto nel menù del giorno, a seconda del tipo di dieta necessaria a quel preciso paziente con quel problema specifico in quel determinato reparto! Ad ogni lavoratore un compito: ognuno di loro sapeva bene quanto e quale primo, secondo o contorno bisognava dare alla persona con diabete, con problemi epatici, a chi era stato appena operato, e via dicendo… Io non comprendevo la differenza tra una fettina da 100 ed un’altra da 150g, tra un omogeneizzato o un passato di verdure o un liofilizzato, tra zucchine e spinaci lessi…. Eppure loro lo sapevano, non perché lo avevano studiato, ma perché lo avevano imparato a furia di veder scorrere su quel nastro, giorno dopo giorno, anno dopo anno, migliaia di pasti della stessa tipologia. Sapevano benissimo a quanti grammi corrispondeva un mestolo di pasta, una tazza… La loro esperienza era eccezionale, ma l’affiancamento con un dietista era importantissima. Il dietista controllava che ogni singolo paziente ricevesse il pasto adatto alle sue esigenze, correggeva istantaneamente eventuali errori, stabiliva il contenuto di diete speciali (ossia quelle diete che per specifiche necessità venivano preparate separatamente e non seguivano il menù giornaliero), valutava sul momento eventuali cambi di primo o pietanza, aggiungeva o toglieva, spesso assaggiava per stabilire la qualità della pietanza per sapore, consistenza e calore.

Ma il servizio di dietetica non era solo un centro di raccolta e controllo diete. L’esperienza più bella fu in reparto, a contatto diretto con le persone: proprio qui era possibile arricchirsi di saperi, di rapporti più o meno formali, sempre umani, di vissuti a volte simili e a volte unici, della conoscenza concreta dei più disparati problemi. Nei pochi minuti disponibile le persone raccontavano della propria vita a partire dalle abitudini alimentari. Storie d’infanzia, storie d’abusi, semplice desiderio di viver meglio, sportivi troppo attivi, modelle troppo snelle, maglie troppo larghe, cinte troppo strette, madri e figlie, giovani e meno giovani: ognuno affidava una piccola parte della propria vita a noi. Spesso accadeva che noi tirocinanti diventassimo un sostegno morale per la persona prima che questa incontrasse il medico per la prescrizione dietetica: nostro compito era non solo raccogliere dati e preparare la cartella clinica, ma preparare mentalmente il paziente all’incontro con quel medico che avrebbe cambiato il loro “stile di vita”. Così, mentre noi conoscevamo la persona per i suoi bisogni fisiologici e “psicologici”, il medico prescriveva sulla base di dati, di analisi: una prescrizione che doveva tradursi il dieta. Al dietista il compito di conciliare numeri sotto forma di alimenti con abitudini sotto forma di elenchi! Al dietista, da noi studenti affiancato, il compito di adeguare “il nuovo stile” al “vecchio stile”, senza creare eccesive fratture che avrebbero determinato solo un rifiuto di una proposta alimentare a volte considerata una vera e propria “imposizione” che in quanto tale, chissà poi per quali meccanismi (questo lo avrei imparato in seguito), andava rigettata!

In occasione dell’elaborazione della tesi di laurea svolsi il mio tirocinio nei reparti di malattie infettive pediatriche e pediatria; ebbi modo di entrare in contatto con famiglie immigrate in Italia e provenienti dall’ Africa o Asia. Conobbi le differenti culture sia dal punto di vista alimentare che dal punto di vista religioso e delle tradizioni. Scopo del lavoro era comprendere se i figli di famiglie immigrate da pochi anni in Italia andassero incontro a malnutrizione per difetto, dovuta a: la difficoltà di reperire alimenti tipici del Paese di origine, a diffidenza nei confronti del sistema sanitario locale e dei pediatri nello specifico, a mancanza di soldi da destinare ad una buona alimentazione, difficoltà comunicative, etc..! Inoltre ,si notò in alcuni casi un tipo di malnutrizione per eccesso, dovuta ad un errato adeguamento ad una alimentazione non tipica del nuovo luogo di residenza, ma suggerita dalle pubblicità e dai media e scambiata per sana alimentazione: così, merendine, piatti pronti e surgelati, scatolame di ogni genere e fritture diventavano i piatti poco costosi, facili da preparare e buoni per tutta la famiglia, compresi i più piccoli. Lo scopo ultimo era creare una rete informativa di facile fruizione per tutte le famiglie residenti da poco tempo in Italia o appena giunte, al fine di prevenire una malsana crescita di quei figli che comunque sarebbero stati il futuro della nostra società.

Tuttavia il limite della dietetica e della medicina, anche in questo caso, rimaneva sempre uno: la giusta comunicazione.

Dopo un anno di esperienza lavorativa presso il mio studio privato, compresi che le conoscenze specifiche sull'alimentazione non erano più sufficienti a supportare il cliente nella riuscita di un buon percorso dietoterapico. Da qui l’idea di iscrivermi ad un corso di counselling. Si avrà modo in altre pagine di spiegare il significato del termine. Mi limiterò qui a raccontare come due anni di “scuola” (un percorso alliinterno di conoscenze teoriche e pratiche, fatto di lavoro su se stessi e apprendimento di tecniche comunicative), mi abbiano insegnato che l’approccio col cliente, o paziente, non può limitarsi alla visione di una cartella clinica o ad un’anamnesi alimentare o analisi corporea. Il mondo della nutrizione, il “rito” della tavola, raccoglie attorno a se una serie di vissuti che condizionano e sono condizionati dalla quotidianità, dal passato, dal presente e dalla necessità di guardare al futuro. Il professionista, per tali ragioni, non può fermarsi alle singole problematiche di natura “fisica”, ma deve saper guardare oltre il muro dei dati analitici, deve avere una visione olistica della persona, fare in modo che essa racconti di se attraverso il racconto dell’atto del mangiare! Saper adattare un piano dietetico non solo alla caratteristiche fisiche della persona, ma anche alla sua capacità di vivere ed apprendere un nuovo stile in base a quanto già vissuto, aumenta la percentuale di riuscita del piano alimentare stesso.

Le visite che presso il servizio di dietetica del policlinico duravano una ventina di minuti, che il primo anno di lavoro presso lo studio privato duravano circa un’ora, hanno attualmente una durata media di due ore? Le ragioni? Viene data alla persona la libertà di spiegare, di aggiungere particolari, di scoprire le proprie carte, perché spesso, chi chiede un aiuto alimentare, chiede un vero e proprio ascolto e sostegno per la vita di tutti i giorni, in cui quella dei pasti è solo una componente cui ruotano attorno tutti gli aspetti primari della vita stessa!

 

Marcello Greco

Dietista a Domicilio (Lecce, Brindisi e Provincia)

Counselor Nutrizionista

LA GIOIA IN CUCINA

Diario Alimentare

IL BLOG

IL QUIZZONE SPECIALE ALIMENTAZIONE - Il gioco su facebook

Su Facebook - Dietetica e Counseling Nutrizionale a Domicilio - Lecce