Consulenza Online

Campagna contro la disinformazione

Imparare GIOCANDO

Due Aziende, tanti dubbi: perchè?

Ora state a vedere quanti contrattaccheranno rognosi, quanti si alzeranno in cattedra offesi dalla denuncia, quanti feriti nell'orgoglio si rivolteranno contro, o quanti taceranno. Beh, non mi preoccupa chi parla, che probabilmente non sa né più né meno di quel che so io, magari fidandosi ciecamente delle parole di questo o quello perché infondo ci guadagnano; mi preoccupa chi tace, mi preoccupano i colleghi, mi preoccupano i professionisti accondiscendenti e, come al solito, mi preoccupa chi sa ma fa finta di non sapere! Di cosa stiamo parlando? Parliamo di due grossi esempi di “conflitto di interessi” in due note aziende di integratori e pasti “dimagranti” presenti in Italia: Agel (per dirla tutta, ormai passata di moda) ed Herbalife (sempre in voga, con il suo giro d’affari ultra milionario).

Non si tratta affatto di un parere, o di un dito puntato, o di una denigrazione. Si tratta di un punto di vista, differente da quello che a tutti i costi vorrà inculcarvi il rivenditore di turno: il promotore ha l’unica “colpa” di voler lavorare e portare a casa la pagnotta, a sua volta dopo essersi fatto lavare il cervello nelle numerosissime convention e meeting aziendali organizzarti da abilissimi comunicatori e altrettanto abilissimi manipolatori contornati da scienziati comprati, i quali assicurano lauti premi al miglior venditore (premi da far gola anche al medico più sfondato di soldi che possa esistere). Del resto, diciamocelo:

  • poco importa se in entrambi i casi la vendita del prodotto avviene direttamente dal promotore al consumatore;
  • poco importa se il promotore non ha nessun titolo per promuovere determinati prodotti, e se dietro alla vendita non si guarda in faccia ai problemi reali (conosciuti o sconosciuti) dell’acquirente;
  • poco importa se in entrambi i casi raramente viene chiesto il parere del professionista;
  • poco importa se in molti casi, anche quando è richiesto il parere del professionista, il consiglio all'assunzione del prodotto avviene perché anche il professionista ci guadagna (c’è qualcosa che non viene fatto per soldi??);
  • poco importa se questi prodotti non hanno nulla di speciale rispetto ad altri;
  • poco importa se costano un capitale ma spesso (troppo spesso) non sarebbero da consigliare nemmeno se regalati;
  • poco importa se sono miracolosi (a loro dire) ma poi provocano intossicazione al fegato per abuso;
  • poco importa se la loro assunzione non è un esempio di alimentazione;
  • poco importa se…. Infiniti se…. Che tralasceremo.

Da un lato, per la Agel, parleremo proprio dell’inconsistenza di studi, mai dimostrati, circa l’efficacia del prodotto stesso. Non sarò io a dire se siamo di fronte a prodotti buoni o cattivi: se dovessi analizzare uno per uno ogni integratore e stimare la loro qualità, sarei profondamente in rosso; l’analisi è costosissima, quindi ci si può solo affidare alla propria conoscenza e a quanto riportato sulle etichette, sperando in un improbabile riscontro veritiero. A parlare saranno i fatti omessi.

Dunque: l’azienda Agel ha sempre sostenuto che il suo gel sarebbe rivoluzionario, poiché aumenterebbe la biodisponibilità delle sostanze nell'organismo (in parole povere: ne migliorerebbe l’assorbimento). Se così fosse, sarebbe addirittura giustificato il prezzo elevato dei suoi prodotti. Tuttavia, un nota redazione votata agli interessi del consumatore e da sempre sul campo per sbugiardare miti e minc***** (un bel bip ci potrebbe stare), ha tempo fa contattato i Manager dell’azienda per richiedere certificazioni e studi scientifici significativi, non rintracciabili sul web, e che rispondessero alla domanda: come avreste attestato la maggiore biodisponibilità conferita dal sistema gel rispetto a sistemi tradizionali di assunzione di integratori alimentari?? Un avvocato italiano che rappresenta AGEL ha inviato in risposta una quantità di studi scientifici sulle vitamine e su altri componenti di origine naturale presenti nelle etichette dei prodotti. E fin qui anche un inesperto potrebbe sembrare soddisfatto, se non fosse che tra i documenti non compariva neanche un singolo studio realizzato su un prodotto AGEL.

Tre i documenti “specifici”: uno studio realizzato su un prodotto a base di gel preparato da un’azienda diversa da AGEL. Tratta di un integratore a base di Omega3, commercializzato da un’azienda specializzata in simili prodotti. Niente nello studio indica che si tratti della stessa composizione gel dei prodotti di AGEL, né che il risultato positivo ottenuto in questo studio con appena dieci pazienti possa essere applicato ad altre sostanze di origine naturale. Il secondo documento è una rielaborazione dei dati dello studio sopracitato, NON relativo a prodotti AGEL. Il terzo documento è la fotocopia di un compendio di prodotti terapeutici venduti nelle farmacie americane, relativo a un prodotto che NON è AGEL e NON è neanche in forma gel.

Ci si chiede: i venditori AGEL sostengono che le loro bustine gel sono prodotti di alta qualità, ma come mai l’azienda non investe una parte dei suoi ricavi per realizzare uno studio scientifico VERO e concreto che lo dimostri. E se le materie prime utilizzate fossero le migliori possibili, perché non fornire di questo neanche una prova, o almeno una indicazione di riferimento? I prodotti in bustine AGEL, invece, contengono una discreta quantità di zucchero e “aromi naturali’, che naturali non sono. Di prodotti migliori, senza additivi e zuccheri, ne esistono tanti. Dov’è la superiorità se non nella brama economica? Ammesso che il prodotto sia realmente buono e possa dare benefici a qualcuno, questo ancora non lo si riesce ad ammettere: peccato che tempo fa un rivenditore entrò nel mio studio per presentarmi e decantare le qualità di codesto gel. Di fronte alla mia titubanza, insinuò che probabilmente non ero interessato a far soldi e che scostavo il lavoro, mettendo in dubbio la veridicità della mia laurea (alla fine poco importa questo), e sostenendo che con la sua terza media (nulla da dire su questo, ci sono molte persone umili che con la terza media hanno fatto grande questo mondo, ma a quanto pare non era il suo caso) dimostrava di essere lui molto più competente. Inutile dire che se queste sono le politiche aziendali e le persone di cui la stessa si circonda, una ragione per cui non abbia avuto tanto successo in Italia c’è!

Passiamo ad altro genere di conflitto di interessi, in tal caso molto più evidente come tale, ma molto più subdolo e sinuoso! Come si sul dire dalle mie parti, questa azienda e come “quandu lu diavulu te ‘ncarizza” (a chi riesce a tradurre e intendere, intenda). Parliamo della molto più nota e futuristica Herbalife, un passo avanti di fronte ad ogni colosso del ramo, ovviamente dal punto di vista economico, di marketing ed organizzativo. Negli anni la storica azienda è stata accusata tramite diversi studi di aver provocato danni alla salute di alcuni e addirittura il decesso di altri, di falso ideologico ed infine di costituire una truffa piramidale cui piano marketing si espande attraverso il passaparola con la promessa di un facile guadagno ed il rischio che la piramide, non potendosi moltiplicare all'infinito, ad un certo punto crolli, con remunerazioni che giungerebbero solo a chi è al vertice. La legislazione italiana, troppo vaga, permette a molte aziende di lavorare in una sorta di “zona protetta”. La legge n.173 del 17 agosto 2005 ha reso illegali le forme di vendita piramidali (le cosiddette catene di Sant’Antonio), nel configurarsi di soggetti giuridici che obblighino i distributori reclutati ad acquistare dall'impresa quantità di prodotti senza diritto di restituzione o rimborso. Va comunque sottolineato come Herbalife sia attualmente conforme alla legislazione italiana.

Poco ci interessa di questo, mi è sempre piaciuto pensare che dietro tutto, infondo, vi fosse la necessità di molti di lavorare. Perché prendersela con chi vuole lavorare e lo fa nel rispetto dei limiti e della sua identità lavorativa (se sei promotore non permetterti di fare il nutrizionista)? E poi, o questo o quell'integratore, più o meno sono tutti uguali, l’importante è non venderli a chi non ne necessita. Poi, accade un giorno l’irreparabile. La triste realtà è sempre la stessa: un rivenditore, disposto a tutto pur di vincere un viaggio o far fatturato, vende a destra a manca, convinto che tutto possa far bene; un rivenditore, che per anni si è occupato di tutt'altro e senza titolo alcuno (ma facciamo finta che i titoli non contino e guardiamo solo all'esperienza), che si definisce esperto di nutrizione; migliaia di collaboratori che ostentano salute con spilla e similari marchiati di fabbrica; convegni studiati a tavolino, dove menti deboli vengono convinte che quel che fanno è solo prevenzione; biologi, dietisti, e medici, che svendono la loro figura per arrotondare, o forse al giorno d’oggi, per far più soldi di quel che si farebbero portando avanti la serietà e professionalità; gente che fa feste, e bambini fotografati mentre vengono abituati a consumare pasti sostitutivi ipeproteici o ipernutritivi che nutrono solo il loro futuro malessere. Ma il colpo di grazia non è stato aver coscienza di questo (forse volutamente celato dietro alla voglia di farsi i fatti propri): il colpo di grazia arriva quando qualcuno ti dice che un certo premio Nobel (bah, mia mancanza e me ignorante) avrebbe sostenuto e promosso la produzione di un certo… che?? Ok: sarà pur un Nobel per la medicina, ma qualcosa puzzava: che ragione aveva un Nobel di associarsi ad un’azienda spesso indagata? Avrebbe potuto scegliere qualunque altra azienda per promuovere il suo preparato, o farlo anche senza poggiarsi a nessuna azienda, o non preparare nulla che non avesse un senso così speculatorio! Insomma, Fleming è famoso per aver scoperto la penicillina, non per aver collaborato con un’azienda che dall’antibiotico derivasse un surrogato dalle proprietà fantasmagoriche!!

Sarebbe bello elencare il lungo percorso storico e giudiziario dell’azienda, gli scandali a cui miracolosamente sopravvisse, gli studi di personalità come Varro Tyler (professore di farmacognosi), Xavier Pi-sunyer (professore di medicina alla Columbia University's Institute of Human Nutrition) sui danni provocati dall'uso di prodotti dietetici (in generale ed Herbalife in particolare in quell’ambito), nonché la vicenda di un certo Dottor Richard Marconi, le cui false credenziali erano state svelate nel corso di un'inchiesta su Herbalife in quattro puntate trasmessa a livello nazionale dalla Cable News Network. La CNN aveva rivelato che, nonostante Hughes (il guru dell’azienda) affermasse che i prodotti Herbalife erano stati formulati con l'aiuto di Marconi e del suo "staff di ricerca", nessuna ricerca sulla loro efficacia era mai stata condotta prima della messa in commercio, e che il presunto "laboratorio di ricerca" di Herbalife era risultato essere una sala conferenze con un grande tavolo e libri sulle erbe, ospitata in una delle fabbriche di Marconi. Ma ci soffermiamo sulle vicende più recenti, quelle che ti lasciano un po’ in bilico, quando si crede che qualcosa sia cambiato in meglio, almeno dal punto di vista degli interessi.

L’ultimo “grande scandalo” (in ordine temporale) è stato quello che ha investito, nel 2004, uno dei fiori all'occhiello di Herbalife: Louis Ignarro. Ignarro è professore emerito di farmacologia dell’università della California (UCLA). Nel sito internet di Herbalife viene snocciolato tutto il curriculum del Premio Nobel, sottolineando la reciproca soddisfazione per una collaborazione ormai quasi decennale. Uno dei prodotti di maggior successo cui ha lavorato il professore insieme ad Herbalife è il Niteworks, un integratore alimentare per il cuore. Per pubblicizzare maggiormente il prodotto, venne registrato un video di un’ora nel giugno 2003 nel quale Ignarro affermava che Niteworks, nato dalle sue ricerche sulle funzioni dell’ossido nitrico, proteggeva da malattie cardiache, ictus, morbo di Alzheimer e altro. L’accordo con Herbalife sancì che il professore avrebbe ricevuto l’1% delle vendite nette del prodotto. Al momento dell’uscita sul mercato Niteworks si poteva acquistare al costo di 90 dollari (ci sta, infondo il lavoro va anche retribuito.). Ma guarda caso, nel gennaio 2003 Ignarro creò una società di consulenza (la Healtwell) insieme a David Brubaker per ricevere gli introiti derivanti dal prodotto che, solo nel periodo giugno 2003-settembre 2004, furono circa 1 milione di dollari. In seguito, in un articolo apparso sulla rivista Proceedings National Academy of Sciences, il professore parlò dei test condotti sui topi, ma senza accennare al suo ruolo di consulente Herbalife. Molte persone che hanno esaminato il caso hanno rilevato un palese conflitto di interessi. “E’ un consulente pagato, avrebbe dovuto comunicarlo. Egli aveva un interesse per la sostanza che stava valutando”. Questo secondo Marcia Angell, docente di etica presso la Harvard Medical School. Louis Ignarro non ha mai voluto rispondere alle accuse mosse nei suoi confronti. La rivista su cui scrisse l’articolo decise in seguito di pubblicare una smentita, nella quale affermava che non erano stati utilizzati i fondi dell'UCLA per condurre i test del Premio Nobel. Sulla questione si espresse anche il collega e co-Premio Nobel Robert Furchgott nel corso di un’intervista. “Non ho visto alcun studio adeguatamente controllato. Penso che il modello murino non sia trasferibile sugli esseri umani. Penso che con il denaro che stanno rastrellando (Herbalife, nda), avrebbero potuto fare alcuni test sull’uomo”. Robert Furchgott rilevò anche le sue perplessità riguardo il fatto che delle affermazioni non comprovate venissero utilizzate da Herbalife per vendere prodotti al pubblico. E il rammarico per un collega prestatosi a quel tipo di “dimostrazioni”. “They jumped the gun”. Fu una delle espressioni che utilizzò per sottolineare tutto il proprio disappunto. Non solo loro, ma anche chi gliel'ha permesso.

Conclusioni. Ammettiamo che tutto quello che è stato qui riportato sia falso, e muova una grave accusa contro un Nobel rispettabile, un’azienda pulita, e prodotti sani. Ammettiamo che questo articolo sia tendenzioso, inappropriato, fuorviante, falso. Ammettiamo ogni placido benestare, semplicemente perché trattasi di un articolo fuori dalle righe che non a tutti piace. Ammettiamo infine che io stesso apprezzi la qualità di questi prodotti (che non consiglio a nessuno, ma lascio aperto il dubbio che qualcosa di buono possano averlo). Se tutto questo è ammesso, mi chiedo: perché un Nobel ha bisogno di appoggiarsi ad un’azienda precisa per mettere a punto la sua scoperta o il suo preparato, e non mette a disposizione di qualunque azienda la sua scoperta o formula?? Perché un’azienda ha bisogno a sua volta di poggiarsi ad un Nobel per pubblicizzare la qualità del suo prodotto e non si serve di più precisi studi? Perché questi precisi studi invisibili vengono ceduti nelle mani di venditori troppo spesso incompetenti? E perché, perché, perché…. Soprattutto, se nelle mani di professionisti che conoscono l’utilità del prodotto, quest’ultimi devono ricevere la percentuale della vendita?? Non dovrebbero consigliare esclusivamente per il bene del paziente e guadagnare solo dal lavoro che stanno facendo?? Su questo vorrei che riflettessimo tutti, chiunque noi siamo e qualunque lavoro facciamo, chiediamoci: oltre al nostro bene, stiamo facendo quello per gli altri??

LA GIOIA IN CUCINA

Diario Alimentare

IL BLOG

Counselling


IL QUIZZONE SPECIALE ALIMENTAZIONE - Il gioco su facebook

Dietetica

Su Facebook - Dietetica e Counseling Nutrizionale a Domicilio - Lecce

Educazione all'alimentazione