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L'anguria o cocomero

L'anguria o cocomero, è una pianta erbacea annua della famiglia delle Cucurbitacee (Cucumis Citrullus). Originaria dell’Africa meridionale o australe, la pianta preferisce terreni alluvionali, profondi e ricchi di sostanza organica ben decomposta. Questo grosso ortaggio ha esigenze termiche assai elevate: la temperatura minima di germinazione è di 15°, il che impone la semina non prima del sopraggiungere della primavera avanzata (aprile-maggio) per essere raccolta in piena estate. 

Semina

Esige lavorazioni profonde, da eseguire per tempo nei terreni argillosi (con l’interramento del letame ben maturo), e un buon affinamento del terreno. Dalla semina alla raccolta L’impianto si fa con semina diretta in campo o con trapianto di piantine allevate in fìtocella: il primo metodo è quello che si adotta sia per la coltura in pien’aria sia per la coltura forzata, il secondo solo per la coltura forzata per anticipare ulteriormente il momento della raccolta. Un sistema di semina molto usato è quello a postarelle. Si seminano 4-5 semi vicini, in una buchetta, per poi diradare le piantine nate lasciandone al massimo 2 per postarella.

Il controllo delle infestanti nelle colture in pien’aria si fa con svariate sarchiature finché lo sviluppo della coltura lo consente. Alla comparsa della quarta-quinta foglia si cima il tralcio per favorire l’emissione di getti ascellari dai quali ottenere più frutti che, comunque, dovrebbero essere, al massimo, 3-4 per pianta. Nell’orto, i cocomeri che hanno raggiunto circa un chilo di peso, vengono sollevati dal contatto diretto con il terreno interponendo, tra gli stessi e il suolo, paglia o altro materiale inerte. Per questa coltura non si può prescindere dall’irrigazione, specialmente quando si è partiti dal trapianto (l’apparato radicale è più superficiale). Il massimo fabbisogno d’acqua si ha dall’allegagione dei fiori all’ingrossamento dei frutti. In prossimità della raccolta l’irrigazione va sospesa per favorire la concentrazione degli zuccheri nel frutto. Peronospora, antracnosi, fusariosi e Pythium: queste micosi sono le più dannose tra le malattie che attaccano le angurie. Con una buona rotazione delle colture si può ottenere una soddisfacente produzione di frutti sani.

I frutti sono maturi dopo circa 4 mesi dalla semina. Particolare attenzione deve essere posta nell’individuare i segni della maturazione per non raccogliere cocomeri immaturi. I sintomi più evidenti sono: disseccamento del peduncolo e del cirro che lo accompagna; scomparsa totale della pruina che ricopre il frutto immaturo; suono cupo e sordo alla percussione. La raccolta viene eseguita a mano, meglio nella tarda mattinata, evitando ferite o abrasioni che comprometterebbero la conservabilità del frutto, di per sé già limitata nel tempo: circa 15 giorni a 15 °C. Una volta portati a casa, i frutti non devono essere esposti al sole o al calore; anche se l’anguria si mantiene a lungo, il liquido suo interno marcisce velocemente.

Caratteristiche

Esistono diversi tipi di anguria: il frutto, in base alla varietà, può essere sferico, ovale, oblungo, con la corteccia verde scuro o striato e con la polpa rossa, rosea o giallastra. In Italia le varietà commerciali proposte al pubblico sono: il piccolo calibro di forma rotondeggiante con buccia di colore verde scuro e con polpa rossa, di natura precoce, vengono offerte come primizie; poi c’è il medio calibro, sempre di forma sferica con buccia color verde pisello strisciata da tonalità verdognole più intense, sulla cui polpa ben rossa si nota l’appariscenza della componente zuccherina; infine, vi è la varietà ovale ed oblunga di diverse grandezze, con buccia di colore verde bottiglia chiaro screziata uniformemente oppure striata. Tutte queste varietà sono conosciute con i nomi: comune, toscana di Pistoia, brizzolata, napoletana o calabrese, oppure vengono identificate con i seguenti nomi: Miyako, Charleston, Klondike striped, Sweatmeat, Lady, e la mini anguria Willowy (selezionata per le sue caratteristiche organolettiche, di precocità e produttività).

In Europa, dopo l’Italia che ne è la maggiore produttrice, seguono a ruota la Grecia, il Portogallo, la Francia, la Spagna e l’Olanda, anche se queste ultime tre nazioni orientano maggiormente le loro colture sui poponi. Una particolarità dell’Anguria è che nonostante il gusto sia dolce, ha un basso contenuto di zuccheri e calorico. Pochi ne attribuiscono grande valore biologico, ma se compariamo i valori dei suoi componenti possiamo dire che oltre ad essere un frutto altamente diuretico per la sua acqua fisiologica (è composta da acqua per circa il 90%), è anche depurativo del sangue. Esercita un’azione protettiva sul fegato e su tutta la struttura cellulare e svolge un’azione decongestionante delle vie respiratorie grazie all’elevato contenuto di licopene (sostanza antiossidante più conosciuta per esser contenuta nei pomodori). Per ultimo ha azione lassante e agisce sul metabolismo dei grassi. Attenzione al consumo dei semini, che più che avere azione purgativa possono creare veri e propri attacchi di diarrea. Ovviamente i semi sono da evitare del tutto per chi ha problemi di diverticoli. Si usa anche nella cosmesi: la polpa viene usata per preparare maschere rinfrescanti ed idratanti e per rinfrescare l’epidermide, mentre il succo si può usare come ingrediente di lozioni che ammorbidiscono e profumano la pelle.

Tuttavia, non è sempre oro quel che luccica. Nonostante le sue citate proprietà bisogna tener ben presenti alcune controindicazioni “naturali” ed “artificiose”. Anzitutto l’anguria potrebbe risultare più indigesta alla gestante. Inoltre potrebbe determinare dei sintomi allergici soprattutto in caso di concomitante allergia alle graminacee o al polline: l’anguria, infatti, è capace di attivare l’azione dell’istamina. Una certa attenzione dovrebbe fare chi soffre di gastrite e di colon irritabile. Sarebbe meglio non mangiare l’anguria a fine pasto, ma come merenda pomeridiana oppure di metà mattina. Alla fine di un pasto, l’alta percentuale di acqua che contiene limita l’azione dei succhi gastrici, rendendo più difficile e più lunga la digestione ed apportando gonfiori addominali.

C’è poi un’ultima controindicazione, frutto purtroppo della disonestà dei produttori che per arrestare il rapido processo di ammezzimento, praticano ad ogni frutto una iniezione antifermentante tossica paradossalmente consentita dalle leggi sanitarie. Generalmente l’anguria ha una buccia spessa e dura e non è fra i frutti più contaminati da pesticidi. Il problema più grande è l’utilizzo di un fertilizzante tossico (forchlorfenuron) per le angurie, in particolare per le angurie baby (da sconsigliare quindi). Le angurie trattate con il forchlorfenuron si riconoscono perchè sono stranamente rigide (più dure da tagliare rispetto alle angurie normali), più fibrose, il colore della polpa vira verso l’arancione ed il sapore è stranamente “troppo” dolce.

Il forchlorfenuron è un sostanza, che, agendo assieme ai fitormoni (ormoni vegetali), permette una divisione cellulare nei frutti più veloce ed efficace. Questo principio attivo viene utilizzato in prodotti tecnici dove la sua presenza è di circa 978 grammi per chilo. In Italia, come in Europa, l’utilizzo di questo principio attivo dovrebbe essere concesso alla sola coltivazione dei kiwi, dal primo aprile 2006, ma viene tuttavia utilizzato nella coltivazione di diversi frutti, in primis dell’anguria. La stessa Unione Europea non vieta l’utilizzo del per altre coltivazioni, se non previa dimostrazione che gli effetti sulla salute e sull’ambiente rispettino gli standard dettati dalla legge europea. E secondo voi, c’è qualcuno che si preoccupa di dimostrare il contrario?? La Cina invece sembra farne un utilizzo vasto, a tal punto che le angurie di importazione cinese (presenti purtroppo anche sul nostro mercato) esplodono letteralmente tra le mani. Sembra uno scherzo, ma in Cina (Danyang, Jiangsu), alcuni agricoltori hanno esagerato con il fertilizzante e le angurie sono letteralmente esplose, deformi e di uno strano colore. Un agricoltore racconta di ben 80 angurie esplose in un giorno. I resti delle angurie sono state date in pasto agli animali (a rimetterci sono sempre loro). E le angurie cinesi inesplose giunte inconsapevolmente sulle nostre tavole, voi le mangereste a saperlo? Beh, non ci meravigliamo, perché molto spesso anche il nostro contadino di fiducia utilizza, a nostra insaputa, lo stesso prodotto.

Come difendersi?? Controllare la provenienza, conoscere il punto di raccolta e coltivazione, scegliere il km0, dove possiamo guardare con i nostri occhi quel che accade nei campi. Un’anguria non matura in pochissimi giorni!!

Marcello Greco

Dietista a Domicilio Lecce e Provincia

Counselor Nutrizionista

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