Consulenza Online

Campagna contro la disinformazione

Imparare GIOCANDO

Il polline

La botanica insegna che la fecondazione delle piante avviene con il polline, il quale trasportato dal vento o dagli insetti da un fiore all'altro, dà origine alle caratteristiche e specifiche variazioni che talvolta si riscontrano anche in frutti della stessa varietà botanica.

Il polline è una polvere finissima, talvolta appiccicosa costituita da granuli microscopici situati sui petali del fiore (stami) che, depositati sul pistillo, fecondano il fiore. È come lo spermatozoo; in esso, oltre alle caratteristiche genetiche, sono presenti tutte le sostanze del potenziale vitale organico. La scoperta del polline come elemento nutrizionale è conseguente, per non dire concomitante, all'osservazione dedicata allo sviluppo delle larve dell’alveare. Il polline è una componente della pappa nutrizionale delle larve quindi, relazionando la loro rapidissima crescita all'alimento, è divenuta logica la deduzione che nel polline ci dovessero essere grandi quantità di sostanze utili anche alla nutrizione umana. Questa osservazione dà completezza all'istintiva abitudine (ora scomparsa) di montanari e campagnoli che, nella loro alimentazione, includevano anche i fiori delle piante.

Dalle analisi chimiche, la struttura dei componenti del polline ha dato i seguenti valori:

  • acqua 4%
  • Proteine albumine 35%
  • Lipidi 5%
  • Glicidi totali 52%
  • Ceneri 4%.
  • Per ciò che concerne il complesso vitaminico, diciamo che nei confronti del miele e della pappa reale è molto più ricco di provitamina A; contiene 0,04 mg. di vitamina D; 17 mg. di vitamina P; 23 mg. di vitamina C.
  • Il complesso delle vitamine del gruppo B è qualitativamente analogo a quello della pappa reale però, alcune vitamine hanno valori elevati. Es.: la B1 ha 0,451 mg. - la B2 ha 0,896 mg. - la B3 ha 1,375 mg. - la B5 ha 7,800 mg. - la B16 (inositolo) ha 3,500 mg.

Il polline dell’alveare si presenta in granuli di 1-2 millimetri ed è composto dal polviscolo dei petali del fiore agglutinato con il nettare dall'ape al momento della raccolta la quale, man mano che lo compone, lo deposita nei cestelli costituenti la struttura dei suoi arti posteriori. Considerato il valore nutrizionale ed in certo qual modo anche terapeutico, l’apicoltore avveduto, ha escogitato il sistema per sottrarlo all'ape senza compromettere le sue riserve alimentari. Il sistema consiste nell'applicare all'entrata dell’alveare un piano costruito con una reticola dotata di una sottostante vaschetta o contenitore di raccolta; per entrare nell'alveare, l’ape è costretta a camminare sopra la rete ed ogni qual volta i suoi arti posteriori casualmente entrano nei vuoti della rete, perdono le palline di polline che ha nei cestelli naturali delle zampette.

Stando ai risultati delle analisi e considerando l’effetto nutrizionale nei confronti dell’ape, diviene logico pensare che il polline imprigioni in sé tante energie nelle sue sostanze nutrizionali ed ormonali tuttavia sconosciute che in realtà, se assunte anche dal nostro organismo, apporterebbero quel qualcosa di essenziale che, in un certo qual modo, concorrerebbe a sopperire le eventuali carenze stimolando l’organismo nella sua ripresa vitale. Dobbiamo però ricordare che non potremo mai beneficiare di queste sostanze se nel contempo che le assumiamo (sia il polline che la pappa reale), non si ottemperi alle leggi della Natura, osservando le solite semplici regole di base della nutrizione

Il polline è consigliabile nei casi di denutrizione; nelle astenie in generale, nei casi di demineralizzazione; nei casi di ipertensione patologica; nelle affezioni dell’apparato digerente e del fegato; nelle nevrosi e nevrastenie; negli stati di intossicazione; nella gravidanza ed allattamento; nel superlavoro intellettuale ecc. Come ripeto, non dobbiamo dimenticare che questi alimenti, per quanto preziosi siano, sono alimenti puramente integrativi nella cura trofoterapica e la loro assunzione comunque dosata, non deve essere prolungata oltre i tre mesi, una o due volte all'anno.

Come la pappa reale, anche il polline conviene assumerlo sempre a digiuno o molto lontano dai pasti. La dose per gli adulti può variare da uno a due cucchiaini da té al dì, diluiti in acqua (il sapore non è del tutto gradevole). Ai bambini, secondo l’età, si può somministrare dal mezzo cucchiaio da caffè ad un cucchiaino e mezzo, sempre diluito in acqua oppure schiacciato ed avvolto in cialda come cachet.

LA GIOIA IN CUCINA

Diario Alimentare

IL BLOG

Counselling


IL QUIZZONE SPECIALE ALIMENTAZIONE - Il gioco su facebook

Dietetica

Su Facebook - Dietetica e Counseling Nutrizionale a Domicilio - Lecce

Counselling Nutrizionale